Impianto a CO2

Premessa.

Queste mie sono semplici considerazioni derivanti da anni di esperienza nell’utilizzo di impianti di CO2 e della mia voglia, fortunatamente innata, di capire sempre il ‘come funziona’ delle cose che mi trovo ad avere tra le mani,
Sono quindi considerazioni derivanti sia dall’esperienza diretta sia da numerose letture fatte sia, da numerose discussioni su forum di acquariofilia.

Dopo tante considerazioni sono arrivato a definire la CO2 al pari degli altri Macro elementi, come Azoto (N - NO3), Fosforo (P - PO4) e Potassio (K – varie tipologie di sali).
Ovviamente, anche se raramente viene considerata sotto questo aspetto, anche la luce è un Macro elemento e, secondo me, la gestione corretta dell’acquario è imprescindibile da una corretta proporzione tra questi Macro elementi.

Detto in altri termini in caso ci sia un aumento di uno di questi Macro, prendiamo ad esempio l’illuminazione, di pari grado dovremo aumentare tutti gli altri. Il tutto vale, nel medesimo rapporto, se riduciamo l’illuminazione.

Per le proporzioni tra gli elementi consiglio di leggere l’articolo ‘Numeri’ presente in questo stesso sito.

La CO2 ha una qualità secondaria (ricordiamo sempre di considerarla tale) che ci è anche molto utile: ci aiuta nell’abbassare il pH nel caso, i nostri ospiti animali, richiedano dei pH inferiori alla neutralità.

Tali mie considerazioni ovviamente sono da intendersi principalmente rivolte verso che coltiva piante nel proprio acquario, anche se le ritengo comunque utili a chi avesse solo pesci nella propria vasca ed intende dotarsi di impianto a CO2 per mantenerne il pH al di sotto della neutralità.

Visto che ho la fortuna di non avere un contraddittorio in questo mio scritto ricordate che, tutte le mie considerazioni, restano semplici pareri personali e la decisione finale sarà sempre a cura del lettore, spero però con maggiori informazioni sulle quali prendere successivamente la migliore decisione.

Detto con altre parole (in pratica come faccio io ormai da decenni) ?

Sentite quante più ‘campane’ possibili e poi scegliete la cosa che più vi convince e che più vi sembra coerente con la vostra logica e ricordate che, giorno dopo giorno, tutto si evolve (per fortuna).

L’impianto di CO2

L’impianto di CO2 è costituito da tre componenti principali ossia bombola, gruppo riduttore di pressione e diffusore.

La bombola contenete la CO2 può essere di svariate dimensioni e capienza, dai 250gr ai 5kg (ne esistono di più grandi ma sarebbero impensabili per un uso acquariofilo casalingo – vedi estintori carrelati), possono essere ricaricabili, e quindi riutilizzabili, o usa e getta e quindi, considerando che il costo maggiore è proprio quello della bombola, sicuramente poco economiche nel lungo periodo.
Io uso da tempo un classico estintore da 5kg acquistato nuovo con certificato di collaudo e garanzia per la vasca da 200 litri ed una bombola da 1kg per il cubo da 15 litri, sconsiglio acquisti di estintori o bombole usate e di cui non sappiamo la provenienza (un estintore utilizzato in qualche cantiere, per esempio, avrà sicuramente un ‘vissuto’ molto travagliato).
Ricordiamoci sempre che tali bombole, a prescindere della loro tipologia, hanno all’interno la CO2 ad una pressione di circa 60-70 bar e quindi non devono mai essere trattate come giocattoli.

Ovviamente più la bombola è grande maggiore sarà la sua durata e maggiore sarà anche il suo ingombro.

Personalmente consiglierei una bombola da 5kg per una vasca da 200 litri, una da 2kg per una vasca da 100 litri ed una da 0,5 – 1kg per vaschette dai 15-50 litri.

Il Riduttore di Pressione.

Il riduttore di pressione funziona secondo il metodo del bilanciamento delle forze. Avvitando o svitando la manopola del riduttore non facciamo altro che aumentare o diminuire la pressione esercitata da una molla su di una membrana che trattiene la fuoriuscita della CO2 dalla bombola.
Quando stringiamo la manopola del riduttore aumentiamo la pressione della molla, la membrana si apre e la CO2 inizia ad uscire. Appena la pressione in uscita supera quella impostata sarà la pressione stessa a ribilanciare l’apertura della membrana che si richiuderà immediatamente (bilanciamento delle forze). Questo continuo apri e chiudi porterà i 60-70bar all’interno della bombola a pressioni più consone al nostro utilizzo.
Tutto il funzionamento è costante a prescindere dalla pressione a monte del riduttore dato che il sistema si mantiene in equilibrio proprio sulla pressione presente in uscita (molla - membrana) che noi andiamo a regolare tramite la manopola.
Spero di essere stato abbastanza chiaro e di non aver detto troppe ‘castronerie’.

Oltre al riduttore di pressione sono sempre presenti anche una valvola a spillo ed una valvola di non-ritorno.

La valvola di non ritorno è obbligatoria per una buona durata dell’impianto in quanto impedisce che l’acqua della vasca possa ritornare al riduttore di pressione (compromettendolo irrimediabilmente) e va montata correttamente. Alcune di queste sono composte semplicemente da un cilindretto a T che permette il passaggio dal basso verso l’alto (passaggio di CO2 dal basso verso l’alto) ed impedisce il passaggio dall’alto verso il basso (passaggio di acqua dalla vasca al riduttore). Sembra quindi logico che sbagliando il senso di montaggio o montandolo orizzontale il tutto non funzioni più.
Altri, costruttivamente migliori, hanno una molla che trattiene il cilindretto in posizione di chiuso, possono quindi anche essere montati in orizzontale garantendo un corretto funzionamento (solo la pressione della CO2 nel tubo farà aprire la valvola).

La valvola a spillo ha una duplice funzione sulla quale non sono proprio d’accordo.


Normalmente viene pubblicizata come regolatrice di pressione ‘di fino’. Questo punto non mi trova proprio d’accordo, specialmente considerando che spesso ci vengono rifilati dei semplici rubinetti.
La valvola a spillo può regolare la portata non la pressione e, considerando che le nostre sono anche economiche, possono garantire una variazione nel numero delle bolle molto basso (dire una regolazione al massimo di 5 bolle/minuto in meno).

Quello che consiglio sempre è infatti di regolare, con la valvola a spillo completamente aperta, il solo riduttore di pressione fino a raggiungere la concentrazione di CO2 desiderata in vasca e poi, successivamente, tarare con la valvola a spillo eventuali piccoli eccessi.

Tarare il riduttore di pressione

La parte che porta via più tempo, ma da anche soddisfazioni nel lungo periodo e stabilità al tutto, è sempre la regolazione del riduttore di pressione.
Ovviamente tale regolazione andrà fatta sia in base alla tipologia di diffusore utilizzato sia alla dimensione della vasca e relativa concentrazione di CO2 desiderata.
Montiamo il riduttore sulla bombola di CO2, apriamo la valvola a spillo, regoliamo il riduttore in modo che sia tutto chiuso ed apriamo molto lentamente la bombola di CO2 (se la apriamo troppo velocemente probabilmente sentiremo la CO2 uscire dalla valvola di sicurezza per l’improvviso sbalzo di pressione).

A questo punto andiamo a regolare la manopola del riduttore un po alla volta (spostamenti millimetrici) e, per ogni regolazione aspettiamo almeno 5 minuti.
Inizieremo ad un certo punto a vedere le prime bolle uscire dal diffusore. A questo punto è meglio attendere almeno 30-60 minuti che il tutto si stabilizzi e possiamo iniziare a contare quante bolle al minuto eroga il nostro impianto.

A questo punto ci converrà armarci di pazienza ed iniziare a misurare KH e pH della nostra vasca.

Usciamo un po dai soliti canoni e procediamo con questa logica: scelgo la concentrazione di CO2 che voglio avere in vasca, scelgo il pH più idoneo per i miei pesci e, dalla tabella KH-pH-CO2 ricavo il KH da avere e mantenere costante in vasca.
Fatto questo non resterà che correggere eventualmente il KH (considerate che un KH inferiore a 5 è inutile) e regolare la Co2 in modo da raggiungere il pH prefissato.

La cosa che sembra più complicata è in realtà la più semplice se ci armiamo di un po di pazienza.
Qualsiasi regolazione sul riduttore di pressione non si evidenzia subito sul numero di bolle in uscita dato che, la variazione di pressione in uscita, suddivisa sulla lunghezza del tubo della CO2 e sulla dimensione del diffusore e sulla pressione alla quale questo lavora, comporta un certo ritardo sulla stabilità del sistema. A questo si aggiunga il ritardo dovuto alla nuova taratura del gruppo molla-membrana del riduttore.
Sembra quindi evidente che, tra una taratura e l’altra, sia necessaria un attesa di alcuni minuti.

A tutto questo si aggiunga anche la dimensione della vasca (litri di acqua) ed il tempo minimo necessario affinchè, la variazione di CO2 erogata, influenzi tutta la massa d’acqua presente.

Detto in termini più semplici, dopo ogni variazione aspettiamo almeno 30-120 minuti prima di misurare il pH dell’acqua e ritoccare nuovamente, in aumento o in diminuzione, la regolazione del riduttore.

Posso garantirvi che, con molta pazienza in termini di tempi di attesa, è possibile regolare anche di una singola bolla, in più o in meno, l’impianto.

Se qualcosa non dovesse funzionare è certo che ci siamo lasciati sopraffare dalla nostra fretta di vedere i risultati … è un classico, a cui anche io non mi sono sottratto le prime volte.

Un altro accessorio, spesso considerato utile (inutilmente), in un impianto di CO2 è il Phmetro con comando elettrico su di una elettrovalvola.
Il suo funzionamento è abbastanza banale, a seconda della taratura impostata (pH massimo e pH minimo) viene comandata una elettrovalvola, posta sul tubo di uscita della CO2, che apre e chiude l’erogazione del gas.
Se il pH rilevato dal pHmetro è superiore a quanto impostato come pH massimo l’elettrovalvola si aprirà facendo passare la CO2 fino a quando il pH arriverà al valore minimo impostato che farà scattare l’elettrovalvola in chiusura che bloccherà l’afflusso di CO2. Inutile dire che, con impostazioni molto ampie ci sarà un continuo sali e scendi del pH.

Un riduttore di pressione ben tarato rende inutile tale impianto (pHmetro + elettrovalvola) dato che la CO2 che noi forniremo alla vasca sarà giusta quella che gli serve e quindi l’elettrovalvola resterebbe sempre aperta anzi, le normali starature della sonda del pHmetro, potrebbero creare variazioni del pH creando più danni che reali agevolazioni.
Un buon sistema (pHmetro + elettrovalvola) costa circa 200 euro e sicuramente tale spesa ci sarebbe di maggiore utilità se la rivolgessimo verso l’acquisto di piante o di componenti (riduttore – diffusore) di maggiore qualità o … varie ed eventuali.

L’unica eccezione in cui potrebbe essere utile un tale impianto automatico è solo nel caso in cui fossimo costretti a mantenere KH prossimi allo zero.
Con KH bassissimo la variazione di pH in base alla CO2 disciolta può diventare molto facile oltre che corposa.
Se avete tali necessità sicuramente avrete anche conoscenza adeguate a riguardo e quindi non entro nel merito.

Ricordo che la nitrificazione produce anche un abbassamento del pH così come anche altri processi biologici (specialmente nel fondo).
Mi sembra anche utile aggiungere un paio di considerazioni (esagerate):

- in caso il KH aumenti a causa di materiale calcareo in vasca, un sistema ‘automatizzato’ potrebbe aumentare l’erogazione di CO2 in vasca fino a valori letali per i pesci nel tentativo di mantenere costante il pH
- in caso di KH prossimo allo zero la sola denitrificazione potrebbe far scendere il pH sotto livelli di guardia e un impianto ‘automatizzato’ non potrebbe in ogni caso far aumentare il pH (al massimo sarebbe utile accoppiare l’impianto automatizzato ad un erogatore di Carbonati/Bicarbonati)

Il funzionamento di tale sistema è comunque imprescindibile da una corretta e opportuna regolazione del riduttore di pressione. (quindi tanto vale …)

Se avete domande, considerazioni o suggerimenti, o volete semplicemente correggermi (non sono infallibile) … sentitevi liberi di scrivermi o contattarmi sui forum che trovate nella sezione Contatti.

Luigi